{"id":920,"date":"2015-05-09T14:34:33","date_gmt":"2015-05-09T14:34:33","guid":{"rendered":"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/?page_id=920"},"modified":"2018-01-31T10:50:21","modified_gmt":"2018-01-31T10:50:21","slug":"danilo-eccher-carla-accardi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/?page_id=920","title":{"rendered":"Danilo Eccher, Carla Accardi"},"content":{"rendered":"<div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box hundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling\"  style='background-color: rgba(255,255,255,0);background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;border-top-width:0px;border-bottom-width:0px;border-color:#eae9e9;border-top-style:solid;border-bottom-style:solid;'><div class=\"fusion-builder-row fusion-row \"><div  class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_1  fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-column-no-min-height 1_1\"  style='margin-top:0px;margin-bottom:0px;'>\n\t\t\t\t\t<div class=\"fusion-column-wrapper\" style=\"background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;\"  data-bg-url=\"\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"fusion-text\"><div class=\"submenu2\">\n<div id=\"artist\">Carla Accardi<\/div>\n<div id=\"submenulink\"><a title=\"A_BIO\" href=\"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/?page_id=297\">LA VITA<\/a> | <a title=\"NOPERE_A\" href=\"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/?page_id=792\">LE OPERE<\/a> | <a title=\"A_SAGGI\" href=\"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/?page_id=301\">SAGGI<\/a> | <a title=\"A_BIBLIO\" href=\"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/?page_id=303\">BIBLIOGRAFIA<\/a> | <a title=\"A_MOSTRE\" href=\"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/?page_id=306\">ELENCO MOSTRE<\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/div><div class=\"fusion-sep-clear\"><\/div><div class=\"fusion-separator fusion-full-width-sep sep-none\" style=\"margin-left: auto;margin-right: auto;margin-top:0px;margin-bottom:0px;\"><\/div><div class=\"fusion-clearfix\"><\/div>\n\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div><div id=\"colonna fissa\" class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_6  fusion-one-sixth fusion-column-first 1_6\"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;width:13.3333%; margin-right: 4%;'>\n\t\t\t\t\t<div class=\"fusion-column-wrapper\" style=\"background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;\"  data-bg-url=\"\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"fusion-clearfix\"><\/div>\n\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div><div  class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_2  fusion-one-half 1_2\"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;width:48%; margin-right: 4%;'>\n\t\t\t\t\t<div class=\"fusion-column-wrapper\" style=\"background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;\"  data-bg-url=\"\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"fusion-text\"><div class=\"smallCAP\"><a title=\"A_SAGGI\" href=\"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/?page_id=301\">SAGGI<\/a><\/div>\n<div class=\"titleSEL\">Carla Accardi<\/div>\n<div class=\"firma\">di Danilo Eccher<\/div>\n<h4><em>in Carla Accardi, catalogo della mostra (a cura di), Roma, MACRO Museo d\u2019Arte Contemporanea Roma, 19 settembre 2004 \u2013 9 gennaio 2005<\/em><br \/>\n<em> Mondadori Electa, Milano, 2004, pp.20-35<\/em><\/h4>\n<p>Ovunque si volga lo sguardo o si scorrano le pagine della complessa grammatica pittorica di Carla Accardi, non si pu\u00f2 non imbattersi nell&#8217;imponente presenza del segno. Un protagonismo profondamente consapevole, lucido, puntigliosamente deciso a ribadire la forza di una voce chiara e sicura. \u00c8 il frutto di un&#8217;urgenza storica che percepiva la necessit\u00e0 di un nuovo linguaggio che, pur mantenendo un forte ancoraggio alla tradizione pittorica, accettasse l&#8217;avventura dei nuovi codici espressivi che si stavano affermando. Vi era la necessit\u00e0 di sperimentare nuovi alfabeti segnici, nuovi modelli compositivi, nuove libert\u00e0 espressive, nuove opportunit\u00e0 tecniche.<\/p>\n<p>In questo contesto, l&#8217;analisi del segno, inteso come elemento primario, cellula staminale di un&#8217;origine pittorica ancora indefinita, \u00e8 il frutto di un processo pauperistico di spoliazione che riduce l&#8217;intera narrazione artistica agli elementi costitutivi, ai dati primigeni. Allora lo stesso colore si annulla nella semplice riproposizione del contrasto fra luce, come somma epifanica di comunione coloristica, e buio, come impossibilit\u00e0 percettiva di ogni accensione cromatica. Il bianco e il nero, l&#8217;avvio di ogni percezione, la purezza formale di un&#8217;energia incontaminata.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo orizzonte di rarefatta sospensione che il segno definisce il proprio volto che non pu\u00f2 essere descrittivo ma, anch&#8217;esso, sofisticatamente puro, mentale, dunque astratto.<\/p>\n<p>L&#8217;origine del segno di Carla Accardi risiede quindi in un complesso terreno di coltura che non rinuncia all&#8217;irruenza istintiva ma che, soprattutto, ricerca una formulazione logica di un nuovo linguaggio dove si possono raccogliere le fantasie del mondo. Quasi asettico, distaccato, freddo e inospitale, il luogo originale del segno si illumina e si anima gradualmente lungo le tracce di un sussurrato racconto che sembra scombinare un ordine dato e generare un&#8217;insubordinazione inattesa. Il monacale ascetismo segnico, in cui si poteva solo intuire la vivace gioia narrativa nelle sorprendenti volute e nelle improvvise contorsioni del tratto, si dissolve e svapora nel vortice irriverente di un soffio fantastico che agita e scombina lo spazio scenico. Il segno sussulta, sbanda, s&#8217;innervosisce, libera linee che rincorrono nuove armonie, nuovi ordini, nuovi profili narrativi. Tutto \u00e8 improvvisamente animato da una strana e ipnotica energia che esprime una tensione quasi sciamanica, spirituale, profonda, intimamente istintiva. Vi \u00e8 nel segno di Carla Accardi una sorta di bizzarro naturalismo che nulla ha a che vedere con l&#8217;aspetto mimetico e descrittivo, bens\u00ec un naturalismo animistico, magico, che approda a una calligrafia esoterica, eppure, straordinariamente familiare.<\/p>\n<p>Probabilmente \u00e8 questa instabile oscillazione fra il rigore matematico di una grammatica fortemente analitica e l&#8217;attrazione inconfessabile per una fantasia ossessivamente insubordinata, che suscita una concentrazione maniacale e, nel contempo, un fremito emotivo dal quale nessuno sguardo pu\u00f2 essere immune. Un segno bifronte, ora immerso nell&#8217;indagine sulle sottili variazioni di un linguaggio astratto che affonda il proprio codice espressivo nelle esperienze delle avanguardie storiche, ora rivolto alla delicata sorpresa di un incanto evocativo che allude alla verit\u00e0 della poesia.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo pendolo, nell&#8217;attrazione contrapposta di questi poli, che s&#8217;inserisce l&#8217;urgente bisogno di luminosit\u00e0, l&#8217;insinuante desiderio di colore. Dapprima timido e controllato, quasi sottovoce e in punta di piedi, s&#8217;insinua nelle ombre dei segni, poi, sempre pi\u00f9 vivo e squillante, si espande nello spazio contaminando l&#8217;intera composizione. Nelle opere di Carla Accardi, il colore ha assunto un ruolo sempre pi\u00f9 protagonista, sapendo modulare con sofisticata precisione la propria voce, ora sfiorando le accensioni dei gialli e dei rossi, ora immergendosi nelle turbolenze dei verdi o dei blu. Lo stesso segno, in un primo tempo quasi spettatore di un lontano mutare climatico, si \u00e8 poi rassicurato lasciandosi avvolgere da un misterioso calore cromatico. Anche in questo caso, il colore non si accosta al solo piacere di un&#8217;emozione poetica, non cede al solo fascino incantevole dell&#8217;abbandono, il colore \u00e8 comunque chiamato nella colta grammatica dei primari e dei complementari. Nessuna pedante puntigliosit\u00e0 analitica, eppure un costante suggerimento, un discreto controllo, una consapevole volont\u00e0 di ricerca che non rinuncia ad alcun linguaggio. Ecco allora che la dimensione cromatica assume un nuovo ruolo, una nuova prospettiva, il colore consente di spostare l&#8217;attenzione sulla funzione della luce.<\/p>\n<p>L&#8217;effetto luminoso non \u00e8 solo l&#8217;approdo di un percorso cromatico svolto nell&#8217;ambito delle ricerca e della poesia, \u00e8 anche l&#8217;avvio di un articolato itinerario nei territori dello spazio e del movimento. Come per i segni di Balla o gli equilibrismi di Calder, il rapporto fra segno e colore determina precise influenze sul ruolo del movimento e sulla funzione spaziale. Nelle opere di Carla Accardi, l&#8217;inesorabile progressione del peso cromatico nella composizione, ha rappresentato un analogo incremento del significato riservato alla materia e, conseguentemente, allo spazio. La luce si presenta quindi in queste opere come il debole pertugio attraverso il quale s&#8217;inserisce l&#8217;irruenza espressiva del colore e, nello stesso tempo, l&#8217;esito di una ricerca che rifiuta gli approdi narrativi per sviluppare nuove e pi\u00f9 complesse articolazioni. Cos\u00ec, il ricorso a cromie plastiche, a squillanti bagliori che sconfinano nelle fluorescenze o nelle eleganti riflessioni ceramiche, sono il segnale di un fremito analitico che scuote la percezione e investe la sfera dell&#8217;immaginazione. Il livello di coinvolgimento della visionariet\u00e0 fantastica non \u00e8 di solo appannaggio dell&#8217;iconografia segnica, anche la dimensione cromatica reclama il piacere della sorpresa e della curiosit\u00e0. Ecco allora che nelle opere in sicofoil, a partire dai primi anni settanta, l&#8217;esplosione cromatica assume i toni di una penetrazione luminosa, capace di rendere radiosi e chimicamente allucinati i colori, fino ad attraversarli in una trasparenza di pura luce. La trasparenza \u00e8 il nuovo elemento che, attraverso la necessit\u00e0 di spazio, determina un senso di dinamismo, una sorta di vitalit\u00e0 del segno che inizia a vibrare nello spazio, a sovrapporsi e confondersi, a proiettare la propria ombra, alludendo cos\u00ec a una realt\u00e0 evidente e a una pi\u00f9 celata. Riappare, sotto questo aspetto di luminosa trasparenza, quella spiritualit\u00e0 un po&#8217; magica e sciamanica che gi\u00e0 era stata colta negli scatti del segno. Una nuova sorpresa, un ulteriore spiazzamento, un sobbalzo accidentale che mette in guardia da una lettura troppo lineare e prevedibile.<\/p>\n<p>L&#8217;arte di Carla Accardi non si lascia decifrare facilmente, non risulta remissiva all&#8217;interpretazione critica, \u00e8 piuttosto un tortuoso percorso linguistico che accetta sempre nuove sfide e non teme di mettersi costantemente in gioco. La necessit\u00e0 spaziale, messa in evidenza dalla trasparente luminosit\u00e0, sviluppa anche un&#8217;attenta consapevolezza volumetrica, dove \u00e8 possibile esaltare sia il dinamismo narrativo che il piacere percettivo. Non pi\u00f9 e non solo una sagomatura dei telai che accentua e ordina la vivacit\u00e0 del segno, ma la pi\u00f9 autentica delimitazione volumetrica dello spazio. Quindi, un concettualismo compositivo che ordina tridimensionalmente il segno e la sua trasparenza. Nascono cos\u00ec le idee per le <em>Tende, <\/em>la <em>Casa labirinto, <\/em>gli <em>Armadi, <\/em>opere che rimandano alla musicalit\u00e0 del percorsi di Richard Serra o all&#8217;energia degli igloo di Mario Merz, ma anche alla purezza dei pi\u00f9 recenti ambienti di Rachel Whiteread. Anche in questi casi, l&#8217;oggetto spaziale ospita lo sguardo in un rincorrersi di luci e segni, che si dispongono lungo le direttrici di una struttura compositiva di assoluto rigore concettuale.<\/p>\n<p>Ancora una volta l&#8217;apparente puritanesimo astratto, formalmente ineccepibile, convive con un&#8217;evocativa sospensione poetica che occulta ogni appiglio temporale, abbandonando l&#8217;immagine a un&#8217;attualit\u00e0 sconcertante.<\/p>\n<p>In tale atmosfera l&#8217;oggetto si dissolve, dimentica la propria sicura fisicit\u00e0 per invadere lo spazio ambientale e abbandonarsi a uno sguardo invadentemente complice. Si tratta di un ultimo ed estremo azzardo che travolge ogni grammatica e ogni limite, per imporre una presenza esterna, una sorta di tattile esperienza abitativa che trasforma la presenza del segno in un&#8217;esistenza reale. Il movimento ha il sopravvento sul tempo, l&#8217;avventura installattiva completa il percorso di un dinamismo intellettuale che ora presenta la propria urgenza fisica e che, nel contempo, impedisce ogni stabilit\u00e0 cronologica. Queste opere vogliono essere attraversate, toccate, il territorio dei <em>Coni <\/em>di ceramica deve essere abitato come vissuta risulta la <em>Casa labi<\/em><em>rinto <\/em>o la <em>Tenda <\/em>e cos\u00ec il tempo si arresta in un vortice di contemporaneit\u00e0 che stupisce e che restituisce alle opere di Carla Accardi un&#8217;attualit\u00e0 indecifrabile. Ma il movimento segna anche una profonda modificazione del concetto di spazio che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere delimitato ed esterno ma avvolgente, espanso, liquidamene incontenibile. Allo stesso modo, la visione non pu\u00f2 pi\u00f9 solo essere frontale, determinata, familiarmente affidabile bens\u00ec strabica, sfuggente, inevitabilmente sorprendente. Il linguaggio muta carattere e ritmo ma non disperde il ricco patrimonio poetico che intimamente sostiene l&#8217;impianto concettuale dell&#8217;opera.<\/p>\n<p>\u00c8 il volto enigmatico di un sofisticato intellettualismo che non si lascia confinare nell&#8217;ascesi della ricerca ma nasconde il brivido di una sincera emozione.<\/p>\n<p>Si tratta in realt\u00e0 di una costante sovrapposizione di livelli interpretativi che sedimentano il mistero del significato e, nello stesso tempo, stimolano l&#8217;eccitante curiosit\u00e0 percettiva. Nelle opere di Carla Accardi il segno si rasserena dunque nelle atmosfere colorate che, con la loro lucentezza e trasparenza, conferiscono allo spazio non solo un corpo oggettuale ma anche una dimensione ambientale e installativa. E lungo il margine di tale percorso che il tempo si ammutolisce e la rigidit\u00e0 della sperimentazione linguistica si dissolve nel mistero fantastico dell&#8217;incanto poetico.<\/p>\n<p>Il lavoro di Carla Accardi testimonia la complessit\u00e0 di un territorio narrativo aspro; \u00e8 per\u00f2 anche il risultato di un coraggioso e puntiglioso percorso professionale che ha sempre saputo confrontarsi con gli esiti pi\u00f9 innovativi della ricerca, senza alcun tentennamento o timore di compromettere le sicurezze conquistate.<\/p>\n<p>Un lavoro curioso, sempre rivolto al futuro, un&#8217;arte che con coerenza e personalit\u00e0 ha sempre guardato con attenzione alle sorprese dei nuovi linguaggi.<\/p>\n<p>Per questo motivo l&#8217;opera di Carla Accardi \u00e8 amata e studiata dalle nuove generazioni, per questo il suo lavoro respira un&#8217;attualit\u00e0 insospettabile.<\/p>\n<\/div><div class=\"fusion-clearfix\"><\/div>\n\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div><div  class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion_builder_column_1_3  fusion-one-third fusion-column-last 1_3\"  style='margin-top:0px;margin-bottom:20px;width:30.6666%'>\n\t\t\t\t\t<div class=\"fusion-column-wrapper\" style=\"background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;\"  data-bg-url=\"\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"fusion-text\"><\/div><div class=\"fusion-clearfix\"><\/div>\n\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"parent":301,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-920","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/920","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=920"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/920\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1250,"href":"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/920\/revisions\/1250"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/301"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivioaccardisanfilippo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=920"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}